Alle 8,10 dell’8 agosto, le campane di Marcinelle, in Belgio, hanno ricordato con i loro mesti rintocchi i 262 minatori morti nell'incendio sviluppatosi nella miniera di carbone di Bois du Cazier. Era l'8 agosto del 1956, e qui – in quella che è ormai ricordato come uno degli eventi più drammatici nella storia dell'emigrazione italiana – morirono, a fianco di tanti minatori belgi, francesi, tedeschi, polacchi, ucraini, russi, greci, ungheresi, olandesi, inglesi, anche 136 nostri connazionali, giunti in Belgio da 13 regioni della penisola, alla ricerca di una fortuna che, purtroppo, perì insieme a loro, in fondo a questa miniera.

 

L'agghiacciante tragedia consentì di portare alla ribalta le condizioni disumane in cui erano costretti a scavare i minatori in Belgio (scarsissime garanzie di sicurezza, lavori durissimi e praticamente nessuna tutela sanitaria) e diede il via all'elaborazione di una regolamentazione più severa nelle miniere; ma segnò anche un massiccio rallentamento del flusso dell'emigrazione italiana in Belgio, frutto di un accordo economico tra i governi dei due Paesi che prevedeva l'invio di 50 mila lavoratori italiani in cambio di carbone. I lavori nei giacimenti di Marcinelle ripresero nell'aprile del 1957. L'inchiesta sulla sciagura si aprì nel 1959 a Charleroi, nel 1961, portò alla condanna a sei mesi il direttore dei lavori, Adolphe Calicis, chiudendo così la vicenda. La miniera verrà definitivamente chiusa nel 1967.

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